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da “L’Arena di Verona” lunedì 28 dicembre 2015 SPETTACOLI, pagina 43
TEATRO CAMPLOY. Tutto esaurito per il diciottesimo appuntamento delle festività
Esemplare concerto di Natale della Big Band Ritmo-Sinfonica “Città di Verona”♪♫
di Beppe Montresor
Guidata da Marco Pasetto, ha offerto uno spettacolo di alta qualità esemplare. Il diciottesimo Concerto di Natale della Big Band Ritmo-Sinfonica «Città di Verona» in un Teatro Camploy tutto esaurito (anche nella prova generale aperta al pubblico degli amici) si rivela un gioiello, un piacere per orecchie, occhi, mente e cuore, come non si verifica facilmente. Ci pare giusto rendere innanzitutto un plauso particolare a Marco Pasetto, non solo «energico direttore d’orchestra» come l’ha giustamente definito la presentatrice della serata, Anna Buniotto, ma da tanti anni anima e direttore artistico della Big Band, che alle doti tecniche di strumentista, didatta e culturale promotore, unisce una visione complessiva della comunicazione ad ampio respiro. In questo concerto di Natale basato sulla Glenn Miller Story, per esempio, Pasetto ha saputo allestire un repertorio godibilissimo, ben costruito e benissimo eseguito sugli arrangiamenti di Miller, di cui sono stati scelti pezzi – molti anche interpretati dall’orchestra dell’autore di Moonlight Serenade ma scritti da altri diversi autori – mai ripetitivi.Oltre alla massima piacevolezza di melodie, incastri e gioco delle parti tra le diverse sezioni strumentali di un organico ampio, completo e ricco di individualità di notevole livello (parecchi componenti della Città di Verona sono figure note e impegnate anche in altri ensemble di vaglia), Pasetto ha avuto il merito di costruire uno spettacolo che al divertimento unisce un inquadramento storico-artistico di alto valore culturale e divulgativo. Ci pare qualità non di poco conto.Vicino all’Orchestra, ha brillato a sua volta alla grande il Trio Marrano, elegantissima e impeccabile formazione vocale con le deliziose Irene Pertile e Angela Castellani (aggraziate e spiritose attrici oltreché interpreti di complementare armonia) in raffinato interplay con l’ottimo e garbato Diego Carbon. Alla risposta entusiasta del pubblico hanno contribuito anche la simpatia e la gioiosità coreografica dei ballerini della Tap4season e del Blue Energy Rock. Segnaliamo, nella «String of Pearls» ascoltata al Camploy , I Know Why (And So Do You), Kalamazoo, Perfidia” e naturalmente quel simbolo della Liberazione dal gioco nazifascista divenuta per gli italiani In The Mood.

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